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Riforma della Magistratura Contabile: il Governo modifica il controllo della Corte dei Conti e proroga lo scudo erariale.

Il decreto che cancella il controllo economico della Corte dei Conti sulla gestione dei soldi del Pnrr è stato oggetto di critiche da parte dei magistrati contabili che vedono limitato il potere di controllo sulla gestione dei soldi del Pnrr. 

Lo scudo che impedisce la contestazione del danno erariale per colpa grave è stato prorogato per un altro anno, fino al 30 giugno 2024.

Tale modica al decreto legge sulla Pubblica Amministrazione, che esclude la Corte dei Conti dal controllo simultaneo delle operazioni del PNRR e del Piano Nazionale Complementare viene considerata come il primo passo di una riforma più ampia che mira a riconsiderare globalmente l’azione della magistratura contabile su tre fronti: la disciplina della responsabilità erariale, il meccanismo del controllo simultaneo e l’adozione di un nuovo “codice dei controlli”.

Pertanto, la premier Meloni si è messa sulla difensiva, sostenendo di aver semplicemente replicato quello che ha fatto il governo Draghi. 

Frattanto, il clima a Montecitorio è teso, l’opposizione proverà a tirarla per le lunghe e a far slittare il voto finale. 

La situazione attualmente è questa: 

  • Il Pd presenterà 50 ordini del giorno, altrettanti dovrebbero arrivare da M5S e Sinistra- Verdi;
  • Il terzo Polo dirà di no sia alla fiducia che al voto finale, dopo che Calenda aveva aperto nel merito dicendo: “il provvedimento aiuta a spendere meglio”;
  • In aula, d’accordo con i renziani di Iv, si voterà no: “Ovviamente”, chiosa il leader di Azione;

Le toghe sono compatte, pronte per scioperare contro il governo come misura estrema di protesta, sciopero evocato come necessario da un gruppo di giudici nella lunga e angosciata assemblea che s’è tenuta alla Corte ieri.

I magistrati della corte dei conti ribadiscono e precisano quanto sia essenziale il controllo concomitante della Corte dei Conti e lo scudo erariale, il quale non è soltanto un potere tolto alla Corte, bensì un passo che mette a rischio la tutela dei cittadini.

Inoltre, i magistrati ritengono difficile accettare lo scudo erariale poiché contrasta con la decisione della Corte Costituzionale che stabilisce che “le restrizioni devono essere di breve durata”.

Occorre fare una precisazione sulla disciplina dei controlli della Corte.

Il primo decreto sull’attuazione del Piano Nazionale di ripresa e resilienza, tra i diversi aspetti, disciplina i controlli sui fondi del Pnrr da parte della Corte dei Conti. Tale decreto, che rappresentava uno degli obiettivi più importanti del Pnrr, è stato rendicontato positivamente dalla Commissione. Tale norma non solo non viene in alcun modo modificata, ma è proprio la sua corretta attuazione che il governo vuol realizzare.

Infatti all’art. 7 comma 7, il decreto prevede: “La Corte dei conti esercita il controllo sulla gestione di cui all’articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio 1994 n. 20, svolgendo in particolare valutazioni di economicità, efficienza ed efficacia circa l’acquisizione e l’impiego delle risorse finanziarie provenienti dai fondi di cui al Pnrr. Tale controllo risponde ai criteri di cooperazione e di coordinamento con la Corte dei conti europea, secondo quanto previsto dall’art. 287, paragrafo 3 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”. La legge in questione, quindi, affida alla Corte dei conti il controllo sui fondi Pnrr nella modalità del controllo successivo sulla gestione e non del controllo concomitante, con criteri di cooperazione e coordinamento con la Corte dei conti europea. Dunque, la disciplina dei controlli della Corte dei conti sui fondi del Pnrr non solo resta in vigore, ma viene pienamente attuata.

Il Governo condivide il fatto che “il Recovery necessita di un quadro di controlli che siano adatti e proporzionati alla sua natura unica e in modo che i programmi di spesa si basino sull’efficienza”. 

A cura dell’Avv. Guerino Gazzella e della Dott.ssa Isabella Urciuoli

06.06.2023